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Il nostro territorio

Montesano Panorama di Montesanoè un Comune della provincia di Salerno (7709 abitanti nel 1991). E' situato a Sud-Est del capoluogo di Provincia e da esso dista 115 Km. Confina con Padula, Buonabitacolo, Sanza e Casalbuono (provincia di Salerno), con Lagonegro, Moliterno e Tramutola (provincia di Potenza). II Comune è posto su un monte della catena della Maddalena (Appennino meridionale) a circa 850 m. s.l.m.. L'altitudine massima in tutto il comune è di 1447 m., la minima di 480. Ha una superficie di circa 10.936 Kmq, compresa fra la piana del Calore ad occidente e la piana della Maddalena ad oriente. Il suo territorio si presenta montuoso interrotto dalle pianure di Magorno, Tardiano e Spigno. La morfologia ed i caratteri fisici sono complessi e vari: dopo la fascia pedemontana occidentale, caratterizzata da depositi sedimentari e detritici, che scivola dolcemente verso la piana deI Calore, s'incontra un'estesa formazione di rilievi calcarei che contengono intercalazioni di arenarie e depositi alluvionali. Di particolare interesse le grotte di S. Angelo in località Lucito, da visitare per l'incontaminata bellezza. A confine con Sanza e Casalbuono si estende la ricca foresta Cerreta-Cognole, luogo protetto per talune forme di flora e fauna in via di estinzione: ma sull'intero territorio è molto sviluppata la superficie boschiva (con un'estensione superiore ai 4000 ettari, tra le più consistenti del Vallo di Diano). Il paese consta del centro storico e di alcune frazioni, che negli ultimi tempi si sono sempre più sviluppate: Tardiano-Magorno, luoghi rinomati per Ia produzione di formaggi e salumi vari, Prato Comune, sede di uno stabilimento termale e di un imbottigliamento delle acque oligominerali, Arenabianca dove si è verificato un incremento residenziale notevole e Montesano Scalo in continua espansione urbanistico-economico-commerciale.

Clima

Il clima è tipico delle zone interne dell'Appennino meridionale, con inverni rigidi e con estati calde rese piacevoli dal fresco della sera. Collegamenti Il paese é collegato con iI capoluogo e con tutte le altre regioni da un efficiente servizio di autobus (linea diretta per Roma, linea turistica), dall'Autostrada A3 "SA-RC", dalla ferrovia. Continua ad essere utilizzata l'antica Statale 19, detta "delle Calabrie", che nel passato costituiva un importante collegamento tra Nord e Sud, e la SS. 103 della Val d'Agri. Agricoltura, industria, commercio ed artigianato L'attività prevalente è quella agricola, agevolata dalla considerevole ricchezza idrica, esistente sul territorio. Fra l'altro, la consistente presenza di sorgenti è utilizzata dallo stabilimento "S. Stefano" per I'imbottigliamento delle acque oligominerali in continua espansione, e da un complesso alberghiero termale per la cura delle malattie delle vie respiratorie, dell'apparato gastro-intestinale, del fegato e delle vie biliari dei reni e delle vie urinarie, nonché di cistiti, e cistopieliti.Tale complesso è attrezzato per le cure idropiniche, bagni, fanghi, inalazioni, fisioterapie e saune. Un cenno particolare merita il patrimonio zootecnico per la produzione di formaggi e salumi rinomati. In continua espansione è l'attività commerciale con numerosi ed attrezzati punti-vendita. L'artigianato conserva intatte alcune tradizioni relative alla produzione di un'oggettistica collegata alla civiltà contadina. E' possibile vedere all'opera abili artigiani, che lavorano il legno, e soprattutto il salice ed i vimini, per ricavare cesti dalle forme più svariateros_small
ed eleganti. In questi ultimi tempi, in località "Pantanelle" sono state recuperate vecchie attrezzature di un'antica filanda per la lavorazione della lana: si passa dal lavaggio della lana, alla filatura, alla tessitura e confezione degli indumenti (filanda Maggio). Si è affermato, inoltre, un laboratorio di giovani artigiani che utilizzano una nuova tecnica per la lavorazione artistica del vetro e degli specchi (Maniglia-Fasolino). Molto attive due aziende, tecnologicamente all'avanguardia, per la lavorazione e la scultura dei marmi: la prima dell'artista Franco Rinaldi, in via Fabbriche e la seconda di Pasquale Laveglia, in via Nazionale. Continua la tradizione degli impagliatori di sedie e di rinomati zampognari che, nel periodo natalizio, vanno ad allietare con le loro nenie i presepi delle famiglie dei grandi centri del Salernitano e del Napoletano. La bellezza del paesaggio e l'amenità dei luoghi ben si prestano all'agriturismo, che qui trova condizioni particolarmente favorevoli, dato lo spirito di ospitalità che da sempre caratterizza il popolo montesanese. A tal proposito è in corso una dettagliata rilevazione degli antichi cascinali sparsi sul territorio, per sottrarli all'incuria del tempo e destinarli agli amanti delle attività, connesse con l'agriturismo. In diminuzione è il fenomeno dell'emigrazione, che nel passato si è diretta verso alcuni paesi europei (Svizzera, Germania) e il Sud America, dove cittadini montesanesi particolarmente intraprendenti, si sono affermati conquistando condizioni economiche di grande prestigio. Si ricorda il Grand'Ufficiale Commendatore Filippo Gagliardi che, ritornato a Montesano, si comportò con grande magnanimità verso il suo paese natale, costruendo l'imponente chiesa di S. Anna, la caserma dei carabinieri, intitolandola alla propria mamma.

Primo Itinerario

Passeggiata nel Centro Storico

Usciti dall'autostrada (svincolo Padula-Buonabitacolo) e percorrendo la Statale 19 delle Calabrie, si imbocca la Statale 103 di Val d'Agri, seguendo I'indicazione di Montesano Terme. La strada si inerpica subito sulla collina lungo la quale scorrono le rinomate sorgenti per le quali Montesano è conosciuto nel comprensorio. A mezza costa, al bivio per le Terme, si rivela come sospeso nel vuoto il paese con le sue case più antiche e la visione propone subito le vestigia di un passato che resiste all'incedere del tempo. Percorso qualche altro chilometro, si ha appena il tempo di notare le case poste lungo la strada, che ci si trova in piazza Vittorio Emanuele II. Sul suo lato destro, colpisce, per la maestosità delle sue linee, la 

1) Chiesa di S. Anna, costruita nel 1950 in falso stile gotico sull'impianto dell'antica ssofia_smallChiesa di S. Sofia di origine bizantina, di cui si conservano (nei locali sottostanti), l'altare maggiore in intarsi di marmo policromo e due altari minori, di cui uno in pietra (probabilmente l'altare originario), risalente a prima dell'anno 1000. Due lapidi, l'una del 1541 e !'altra del 1787, ricordano i lavori di ampliamento della chiesa e testimoniano il suo valore storico artistico. La chiesa scomparsa e l'attiguo monastero - propongono gli studiosi della storia locale - ricordano la presenza ed il ruolo svolto dai monaci basiliani in questi luoghi.L'interno dell'attuale chiesa mulino_small presenta una architettura di chiara ispirazione gotica, a pilastri ed archi in cemento armato, che dividono l'ambiente in tre navate con abside  poligonale. Queste sono coperte da volte a crociera. I pavimenti sono in marmo e pietra locale. All'esterno l'edificio presenta delle decorazioni in stucchi e lesene.  Si affaccia sulla piazza il
  2) Palazzo Comunale, Il vecchio municipio di Montesano costruito tra il 1894 e 1898, ristrutturato recentemente, con al centro della facciata, sulla parte superiore, il timpano contenente l'orologio. Le finestre e i balconi presentano riquadrature a stucco. Sull'altra parte della facciata è posta una lapide dedicata ai caduti della I guerra mondiale. Si imbocca il corso Vittorio Emanuele III - l'arteria principale del paese che porta a Moliterno - caratterizzata sui due lati dalla presenza di tipici edifìci ottocenteschi (le finestre con cancellate a botte, mensole in ghisa per balconi, cornicioni di copertura con decorazioni a stucco). Dopo un breve tratto, a destra della strada, si scorge la 

3) "Villa Simon Bolivar" di Filippo Gagliardi. La villa e gli altri edifici, compresa la Chiesa di S. Anna e lo Scialandro, unitamente ad altre opere idrauliche e viarie che caratterizzano la storia recente di Montesano, furono costruiti intorno agli anni 50 da questo personaggio famoso a Montesano. Detti lavori coinvolsero maestranze ad altissimo livello e tecnologie per I'epoca avanzatissime: Montesano è tra i primi paesi d'Italia in cui fecero la loro comparsa le ruspe della mitica Caterpillar. II citato personaggio intese così donare ai suoi concittadini parte della sua ricchezza accumulata nelle lontane terre del Venezuela. Si ritorna, in piazza, per sostare ed osservare gli edifìci che la delimitano. Sullo sfondo, si eleva piazza Castello (sede dell'antico castello e della chiesa di S. Nicola). Sulla sinistra, in leggera salita, imbocchiamo via Roma e, sul lato destro della strada, al n. 2 

 4) Casa Russo, dall'impianto architettonico ottocentesco. Si notano due portali in pietra dì Padula, con all'interno un cortile lastricato di basolati in pietra, che evidenzia un antico lavatoio. Riprendiamo a percorrere la strada e al n. 8, sostiamo davanti a 

5) Casa Manilia-Rivellese. I'antica locanda del paese, per ammirare i due bei portali in pietra di Padula, recanti due "Mascheroni" scolpiti da mani sapienti alla fine del settecento. Lungo la stessa strada, al n. 28, la 

6) Casa gentilizia della famiglia Arcieri-Volentini del 1897. All'interno di tale edificio si rimane meravigliati dal giardino a mo' di belvedere su cui poggia una scala in pietra, che introduce all'abitazione. L'androne d'ingresso rivela al visitatore un pregevole cancello in ferro battuto. Più avanti, al n. 19, è situata 

7) Casa "Cestari" (1766),Palazzo Cestari: balconata interna costituita da due corpi di fabbrica, uno adibito a residenza dell'antica famiglia e l'altro destinato a locali di servizio. Il fabbricato si presenta sulla strada ad un solo piano, anche se si sviluppa su tre piani, seguendo il forte pendìo del sito. La costruzione, a differenza degli altri edifici posti lungo l'arteria, si presenta austero, pur nella semplicità delle linee. Presenta finestre rettangolari, con cornici in pietra. Sul lato opposto si nota l'antico .

8) Palazzo Baronale della famiglia Gerbasio, Palazzo nobiliare Cestari che reca su questa strada l'ingresso ai locali destinati a servizio della residenza. Una rampa che svolta a destra ci porta all'ingresso principale del palazzo, costituito da un maestoso portale in pietra, ricco di motivi ornamentali. All'interno due cortili, separati da un arco poggiante su due colonne e contenente un'antica grata. Da osservare il magnifico pozzo in pietra nel primo cortile o, in una delle sale interne, un camino in pietra che ripropone modelli presenti nella Certosa di Padula. .Usciamo dal palazzo, aperto al pubblico, e a destra, una breve scalinata in basolati di pietra ci porta nel piazzale - belvedere antistante la 

9) Chiesa di S. Andrea,  la cui esistenza è documentata già nel 1308, come si rileva nel documento "Rationes Decimanum", con il quale si decretava il suo passaggio alla dignità di ecclesia. Danneggiata dal terremoto del 1857, fu ristrutturata successivamente e divenne parrocchia in sostituzione della chiesa di S. NicolaScorcio della Chiesa di S.Andrea completamente distrutta dal citato sisma. L'edificio presenta una pianta a croce latina a tre navate, con abside semicircolare. La copertura è retta da capriate lignee, le navate laterali sono coperte con volte a botte, il transetto con volta a cupola. Il campanile, in pietra da taglio, è l'unica testimonianza della costruzione originaria e recentemente è stato oggetto di intervento di restauro, che è servito a rivelare la sua originale bellezza. All'interno troviamo una scultura di Giacomo Colombo. Da vedere è l'altare ad intarsi di marmo. Ancora di ottima fattura è il pulpito ligneo, .Ritorniamo su via Roma per ammirare in tutta la sua bellezza .

 

 

 

 

10) Palazzo Passarelli,  con la facciata in pietra a faccia - vista che reca dei balconi con nobili_smallbalaustre in ferro battuto, decorati in stile barocco. L'edificio presenta una volumetria articolata di cui sono testimonianza i numerosi ingressi, posti su piani diversi, che danno accesso al palazzo.  .Attigua all'edificio troviamo la Chiesa Nuova o dell'Assunta, dopo aver raggiunto sulla destra il piazzale antistante. 

 

 

 

 

 

 

 

 

11) Chiesa Nuova o dell'Assunta,assunta_small settecentesca, col portale in pietra di Padula e la facciata principale con mattoni pieni a vista e pietra da taglio. E' intelaiata da un doppio ordine di lesene, che affiancano il portale e presenta un andamento dinamico, determinato dalla linea spezzata con semicurve laterali. L'impianto dell'edificio è a croce greca, con campanile a torre a base quadrata, con pietra da taglio a vista, Tale forma e la particolare cupola in coppi, ricalcano schemi e motivi architettonici della cultura basiliana. L'anno di costruzione, il 1718, è ricordato all'interno da due sculture in marmo, inserite in clipei di un certo valore artistico, raffiguranti i fondatori della chiesa: Antonio e Pietro Gerbasio. Lo stile delle sculture si rifà molto a quello napoletano del primo settecento. La chiesa è chiusa al culto, dato che essa è stata donata dalla famiglia Gerbasio al comune dí Montesano ed è attualmente oggetto di restauro architettonico. . A destra della chiesa si erge 

 

 12) Palazzo De Fina originariamente della famiglia Verricelli, costruito nel 1885, una volta sede dell'unica farmacia a Montesano. II palazzo è cinto da altri edifici minori, che rivelano cortine edilizie degne di attenzioni. Si inizia a percorrere via Chiesa Nuova e ci fermiamo dove ha sede il 

13) Palazzo Abatemarco,  che nel portale reca lo stemma di famiglia raffigurante un albero poggiante su tre monti, con sopra un uccello e il serpente attorcigliato al fusto nel primo settore; nel secondo settore in alto vi è il sole e nel terzo settore tre stelle. Proseguendo, giungiamo in piazza Castello, non senza aver prima ammirato 

14) Casa Larocca, al n. 15, con una scultura in pietra raffigurante il volto di un guerriero. Dalla piazza, resa priva degli edifici che un tempo vi si affacciavano, è visibile il panorama sottostante, Val la pena ripercorrere tutta la via Giovanni XXIII per una visita, dopo aver attraversato via S. Barbara, alla cappella di  15) S. Barbara che, tra gli edifici più antichi di origine bizantina di Montesano insieme a S. Vito, conserva dell'impianto originario solo il portale sovrastato dalla lunetta. Si prosegue per via S. Barbara fino ad imboccare via S. Vito che porta alla Chiesa di  16) S. Vito, antichissimo edificio, non posteriore al Castello, la cui esistenza è testimoniata da un inventario dei beni del feudo di Montesano, predisposto per regolare la proprietà di Cadossa (1372), certamente il monumento più illustre esistente a Montesano. La chiesa presenta una pianta quadrata ad aula unica, con altare in pietra. II solaio è piano, in cemento armato, con ppalabat_smallavimento comune. Ha perso molto del suo impianto originario, a causa di un intervento di "restauro" non riuscito. Conserva dell'antica struttura iI portale in pietra. Nelle immediate vicinanze si notano edifìci minori con bei portali in pietra di Padula, in particolare in Via S. Vito, al n. 12, il portale con elementi floreali alla base e con emblema badiale. Da S.Vito si scende verso la Piazzolella e da qui si giunge alla Chiesa di 

17) S. Rosa.  L'iscrizione sul portale ci indica l'anno della sua costruzione: 1703. Fatta costruire come cappella privata, attualmente aperta al culto, presenta uno schema iconografico ad aula unica, coperta da una volta a botte. Sul portale, in una nicchia, è inserita una scultura leggiadra in legno, raffigurante S. Rosa. L'omonima strada costituisce uno dei tratti caratteristici della viabilità a Montesano: sono visibili numerose tracce del passato. Ci portiamo in via Dottor Nicola Cestari dove ha sede il  18) Palazzo Cestari  costruito nel secolo XVII ad opera di una delle famiglie più insigni di Montesano. La costruzione è di grandi cesta_smallproporzioni con più ingressi e vasti spazi abitativi. Non manca una cappella privata restaurata di recente e recante oggetti artistici di notevole interesse, tra cui un altare in legno con intarsi di grande pregio e una scultura raffìgurante S. Lorenzo, firmati dallo scultore Giuseppe Fariello, le cui opere adornavano anche la Certosa di Padula Si percorre la strada che costeggia palazzo Cestari e si giunge davanti alla

Chiesa di  

19) S. Maria delle Grazie, cappella di proprietà della famiglia Cestari. La pianta dell'edificio è ad aula unica rettangolare, con capriate lignee e copertura a due falde. La facciata principale presenta una nicchia sul portale d'ingresso, su cui è posto un rosone. Elegante è il campanile che sovrasta la costruzione. Da visitare ancora, sull'altra parte del versante, la chiesa di 

SROSA_small20) S. Antonio, nella piazza omonima. Trattasi di un edificio a pianta quadrata con un'unica navata coperta con volte a botte. L'abside è posta su un piano rialzato. I pavimenti sono in marmo. La facciata si evidenzia per le belle decorazioni con timpano e cornicioni finemente decorati. Bella la fontana in pietra che si ammira nella piazza, sul lato opposto alla Chiesa.  .II visitatore non può trascurare una visita alla Chiesa dell'Annunziata posta sul monte omonimo a cui si giunge a piedi, percorrendo un sentiero immerso nel verde. 

 21) La Chiesa dell'Annunziata presenta un'aula unica quadrata, coperta da volte a crociera. La copertura è a capriate lignee, il pavimento è in battuto di cemento. All'interno, troviamo delle statue lignee, raffiguranti l'Annunziata.

 Due tra queste,

ismaria_smallnserite in una nicchia sull'altare, sono di pregevole fattura. Tali

statue richiedono un intervento di restauro, unitamente all'altare, in cui spiccano due elementi decorativi in pietra. . L'itinerario si conclude con la visita allo 

 22) Scialandro, un vasto edificio posto sul Monte Serra della Guardia e mai portato a termine. Fu iniziata, anche questa costruzione, dal citato benefattore Filippo Gagliardi, con l'intento di creare un imponente Convento, che rinnovasse la presenza di un ordine monacale a Montesano, così come era avvenuto in passato. 

Secondo Itinerario

 Il sentimento religioso e il monumento

Da Montesano alla grotta di sant'Angelo, passando per Cadossa, per i Cappuccini, per San Pietro

E' questo un itinerario che espone all'occhio del visitatore i monumenti più insigni di Montesano: l'Abbazia di Cadossa, il Convento dei Cappuccini. Trattasi di beni culturali che ben si accostano alla grandiosità della famosa Certosa di Padula, entrata a far parte ormai - a buon diritto - dei circuiti del turismo europeo. Ci si ritrova nella Piazzetta di S. Maria delle Grazie e si intraprende la strada, denominata via Ponte, posta in discesa, che, dopo l'abitato e l'antico ponte di "S. Maria" si immette sulla provinciale 144. .Dopo meno di un chilometro, all'altezza di una curva a gomito, si lascia la provinciale per proseguire lungo la strada indicata dal cartello "Santuario di S. Cono".cadossa_small Tutta la zona è immersa nel verde con case sparse in luoghi disboscati. Percorso un altro chilometro. si prende sulla destra una stradina non asfaltata che conduce davanti al monastero di Cadossa: fondato dai monaci Basiliani, tra il X e XI secolo, fu incorporato nel 1514 nei possedimenti della Certosa con cui mantenne un legame quasi indissolubile. . Sull'imponente portale in pietra, che si pone davanti a noi, i segni dell'appartenenza ai monaci certosini: la graticola e le palme intrecciate alla corona, con il monogramma C.A.R.. L'antica Badia di S. Maria di Cadossa è citata in più di un documento, a partire dall'anno mille. I registri angioini di Napoli e l'archivio Vaticano contengono numerosi nomi di abati che si succedettero alla sua guida. Nel XV secolo era diventata Commenda, il 17 Novembre del 1514 fu incorporata tra i beni della Certosa di S. Lorenzo con bolla del pontefice Leone X. L'avvenuta annessione apportò modifiche al vasto edificio: nel 1578, così come si legge inciso sulla porta principale della chiesa, questa fu inaugurata in un "tripudio di folla", alla presenza di numerose autorità intervenute, dopo che il papa Gregorio XIII aveva concesso la facoltà di trasferire il culto dalla vecchia chiesa della Badia a quella nuova. L'impianto monumentale presenta una forma rettangolare, con la chiesa appoggiata ad uno dei lati. All'interno è posto un cortile che parte dal portone principale; sul lato opposto una fontana con nicchia delimitata da una cornice. Sui due lati insistono numerosi locali con archi a tutto sesto: a sinistra la dimora dei frati, a destra i granai, le stalle, i fienili, i depositi. .All'esterno, la facciata principale può essere divisa in tre parti: la chiesa, il portone e il corpo maggiore a destra, che culminava in una torre, andata perduta, che certamente conferiva slancio e snellezza all'intera struttura. In alto si notano sette finestre, ma è la chiesa che desta stupore e meraviglia. All'interno, sull'altare maggiore, il quadro della Vergine Assunta; alle pareti laterali altri due artistici altari. Sulla pianta rettangolare si elevano muri carichi di stucchi, che conferiscono connotazioni barocche, in contrasto con la semplicità dei muri esterni, che si elevano fino alla gronda priva di elementi architettonici, interrotti solamente da due porte e dalle finestre. Queste sono strombate all'interno e all'esterno, così come dettava l'arte rinascimentale. La porta interna del prospetto principale della chiesa presenta un architrave su cui è incisa, come già detto, la data 1578 e una nicchia in cui è inserito un affresco raffigurante Maria Vergine. Caratteristico è il cornicione della chiesa. Attualmente il monumento è soggetto a complessi lavori dì restauro e di recupero che, si spera, possano riportarlo all'antico splendore. .Terminata la visita a Cadossa, da cui abbiamo tratto suggestioni che toccano in profondità il nostro animo, ci riportiamo sulla via provinciale, e, dopo settecento metri, prendiamo a sinistra una stradina in discesa, denominata "via Cappuccini" che ci conduce subito al convento omonimo. Tutt'intorno, in un succedersi di verdi collinette allietate dalle sorgenti che ivi sgorgano numerose, sul terreno ondulato si ramificano armoniosi corsi d'acqua; si compone così, un paesaggio ricco di vegetazione, che sembra voglia sostenere il paese, che si erge in alto sulla montagna. .I lavori per la costruzione del Convento iniziarono nel 1590 e, dopo appena sei anni, già il primo nucleo di frati minori cappuccini si insediò nell'edificio. Nel secolo successivo fu creata, all'interno del Convento, una gualchiera in cui venivano realizzate le operazioni per digrossare e lavare le stoffe occorrenti per la confezione delle vesti dei frati. .Nel 1636 il Convento passò sotto la giurisdizione della Certosa di Padula. .Dopo anni di splendore, fu chiuso il 7 Luglio del 1866 e acquistato dalle famiglie Cestari e Gerbasio di Montesano. Successivamente si ebbero dei tentativi, da parte dei vescovi di Teggiano, volti a far ritornare i frati nel Convento. Oltre ai locali utilizzati dai monaci, per trascorrervi la propria esistenza dedita alla preghiera ed al lavoro, annessa al convento, si poteva ammirare la Chiesa di S. Matteo, che presenta una pianta a forma rettangolare, con navata centrale e capriate lignee con coppi. .La chiesa subì gravi danni col terremoto del 1857. Attualmente vi sono in corso lavori di consolidamento e recupero dell'antica struttura. L'importanza storica dell'intera costruzione e i sentimenti di fede profonda che i Montesanesi continuano a mostrare per S. Antonio, esigono che questo luogo sia oggetto di una miglior fruizione da parte della comunità. .Ritorniamo sulla strada provinciale n. 144 e, dopo una sosta presso il complesso delle Terme di Montesano, per assaporare l'acqua delle sorgenti di S. Stefano, svoltiamo ancora una volta a sinistra, per ritrovarci davanti alla chiesa di S. Pietro, dopo aver percorso 500 metri di una stradina stretta, attualmente di proprietà della famiglia Pepe. All'interno della Chiesa si ammirano il bell'altare con elementi in pietra, un affresco e un'acquasantiera in pietra. La Chiesa e il Convento ad essa annesso conservano l'antico impianto della struttura originaria, anche se la mano dell'uomo ha cancellato non poche tracce illustri del passato. .Si torna sulla strada provinciale e con lo sguardo sul lato destro della strada, in alto si intravede una cavità. E' la grotta di Sant'Angelo grottad_small costituita da ampi vani in cui sono evidenti resti di cappelle e di altari, nicchie in cui venivano poggiate le lucerne, graffiti vari. All'interno veniva venerato San Michele Arcangelo e la grotta era ritenuta dai fedeli Chiesa Rupestre. Per chi appoggia l'orecchio alla parete non è difficile avvertire l'eco delle acque delle sorgenti "Eliceto-Cantari" che scorrono a pochi metri di profondità.